bella domanda, qui c'è un gran casino, e io avevo da fare in cucina...
la foto sul giornale -
amarcord
scoglio è vivo, e matrix una
rivoluzione
non era la rai, e nemmeno
berlusconi
anni 80, cocktail di spot!
scemenze della comunicazione
format
god
it.media.tv
loveandthecity
network games
pastaaltonno
sanremo
spot80
tele dico io
telecamere
teleguida
tv boomerang
tvblog (blogo)
Con il rendez-vous telefonico Berlusconi-Saccà in heavy rotation sul mio pc, mi pongo domande inutili. 1) Come fa una testata giornalistica ad avere una registrazione come quella? 2) Perché Saccà parla come se fosse ancora il dg di Viale Mazzini? 3) Ma Bossi lo sa che del Barbarossa gliene frega un accidente a nessuno? 4) Berlusconi che dice che in Rai lavorano solo sinistrorsi o prostitute non fa un ulteriore danno alla reputazione delle signorine citate nei verbali delle intercettazioni? 5) Perché Silvio esita un attimo nel confessare a Saccà che le signorine vengono raccomandate in vista di un ribaltone a Palazzo Madama? 5.1) E’ perché non si sente sicuro di dirlo a Saccà che non c’entra direttamente con la pesca dei senatori o 5.2) è una balla inventata su due piedi per apparire uomo di Stato quando in realtà le raccomanda solo perché lui ama le bagattelle di un momento?
Il punto è che la telefonata non fa sobbalzare sulla sedia. Nulla che in fondo non si immaginasse già. E Berlusconi, nella sua avventura imprenditoriale e politica, si è reso spesso responsabile di comportamenti discutibili. La stabilità del suo consenso sul piano elettorale (mai sotto il 20%) lascia credere che una significativa fetta di italiani non sia sufficientemente interessata alla cosa: e questo è un dato di fatto da non trascurare mai.
C’era una volta un cantante che, per inchiodare nella testa del gentile pubblico le prime strofe di una canzone, con un gesto, una voce, fermava l’orchestra del festival dei fiori e comandava prontamente una ribaditina rapida. Iva Zanicchi, vale la pena segnalarlo, si arrabbiava moltissimo; non che a lui gliene fregasse qualcosa, sia chiaro. Le giurie una volta lo fecero vincere, quando portò una canzone che al destrissimo Tempo parve non più che una "barzelletta reazionario-populista", e una volta lo fecero fuori al primo turno, quando la buttò sull’ecologia bucolica antindustrialista.
Il Celentano che si lascia reiteratamente interrompere, nel nuovo La situazione di mia sorella non è buona, è figlio del Celentano non ancora guru. Come promo per il nuovo album, è semplicemente eccezionale - brandelli di singoli finto-live a rotazione nel prime time di una rete amata dal suo pubblico, con un buon battage pubblicitario e interventi di vari famosi che gli danno tempo di fare e disfare la tela. Dopo la magniloquenza dei suoi passati megashow, il nuovo programma è minimale nelle scene, nei tempi (una sola ora, contro il tour de force dilatatorio dei corsari dell’Auditel), nei testi, nei cammei fugaci; non nei costi di produzione, probabilmente. Ma qui c’è un profumo di Arbore millesimato che intriga.