bella domanda, qui c'è un gran casino, e io avevo da fare in cucina...
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scoglio è vivo, e matrix una
rivoluzione
non era la rai, e nemmeno
berlusconi
anni 80, cocktail di spot!
scemenze della comunicazione
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In tre lustri buoni di vita, le lauree in Scienze della Comunicazione non sono mai riuscite a conquistarsi un valore reale sul mercato del lavoro, al di là delle nicchie più o meno protette. Tuttavia, hanno rappresentato e rappresentano un importante luogo di studio e di riflessione su uno dei soggetti centrali della nostra epoca: quei media che in Italia, a livello accademico, non venivano mai trattati con la giusta attenzione, finendo per condannare il nostro Paese ad un ruolo marginale nel dibattito mondiale sul tema.
Detto questo, la proposta di Linda Lanzillotta su una sovrattassa per chi si iscrive alle facoltà di comunicazione può essere condivisibile: l’Italia ha bisogno di tecnici e ricercatori che escano da facoltà scientifiche. Ma allora perché non estendere la sovrattassa a tutte le facoltà umanistiche? Forse Lettere, Scienze Politiche, e Filosofia producono meno disoccupati di Scienze della Comunicazione?
Secondo le voci, Lanzillotta si è autocandidata al dicastero dell’Innovazione tecnologica, che secondo autorevoli esponenti dei Ds sarà cassato con il prossimo governo Prodi. Se la titolare di un ministero modernizzatore per natura vuole adottare provvedimenti punitivi verso chi vuole studiare McLuhan, ma non verso chi studia Dante o Hegel, la contraddizione è spiegabile soltanto con la condizione di late comer di Scienze della Comunicazione, lo scarso prestigio di cui gode (in parte motivato, col 3x2), e quindi l’assenza di baronie di lunga durata e grande influenza che possano mettere in piedi una protesta capace di far rientrare i propositi di riforma.
Più che rinnovamento, è la solita realpolitik che si reincarna, insieme all’illusione di poter fare comunicazione con le pandette e l’anacoluto. Infine Lanzillotta invoca un numero chiuso che già esiste in moltissime facoltà della comunicazione, anche se non a Roma; ma del resto, quando sei di stanza nella capitale, mettere un po’ il capo fuori è così noioso che non lo fa quasi nessuno.
