bella domanda, qui c'è un gran casino, e io avevo da fare in cucina...
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scoglio è vivo, e matrix una
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non era la rai, e nemmeno
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Il principio del Least Objectionable è uno degli assiomi che guidano la televisione generalista, ma non solo; l’industria culturale tout court tende ad arretrare sempre più spesso, di fronte a chi si propone di violare schemi e convenzioni del gusto e della morale. Accade così anche nella musica pop nazionale, dominata da un sentimentalismo moderato e derivativo: i pochi che cercano di incrinare questo stato di cose vengono emarginati, perfino chi tenta una faticosa terza via (il Masini maschilista di Vaffanculo e Bella stronza, un’intrigante risposta cheap agli Stranglers di Bring on the Nubiles) viene gradualmente normalizzato.
Cosa succederà, dunque, al casto Immanuel? Molti autorevoli osservatori internettiani sembrano ormai d’accordo sul fatto che sia impossibile liquidarlo come un Malgioglio fuori tempo massimo, o un Cattaneo meno portato alla sperimentazione linguistica fine a se stessa. In comune con quest’ultimo al di là della tensione erotica ed esotica (si pensi al languore ed al circolo d’umori di Formica d’estate, coverizzata poi a fine anni ’80 dal Teo Losito poi ideatore del Bello delle Donne), c’è la volontà consapevole di non arretrare. Immanuel sta portando una sfida alla società, e ne è perfettamente conscio.
In un album impreziosito da una pregevole cover smithsiana (There’s a light that never goes out, praticamente Adriano Canzian se facesse musica da dark room), e dal revival ottantiano à la Tom-Hooker-meets-Valerie-Dore di Io la do, spicca l’ultimo singolo estratto, Bukkake: un tour de force da Impero dei sensi, tra effetti glassati e piogge d’Aprile. "Bukkake / ci piace / è un latte / che piove", scandisce un coro femminile di slaves bioniche. Non è dato sapere se sarà il superamento di una stasi creativa e filosofica che caratterizza da troppo tempo l’espressione artistica italiana, o più semplicemente il singolo dell’estate 2006.
